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Lo strano fenomeno dell'11/12/2017

L'episodio in analisi è uno dei più strani osservati da quando seguo la meteorologia. Capita spesso, infatti, che durante un peggioramento invernale aria mite scorra sopra un "cuscino" di aria fredda che staziona sul fondovalle e che fatica ad essere scalzato. Ma che l'effetto finale sia quello di una curiosa imbiancata al rovescio... beh, questo non mi era ancora capitato!
Dicembre 2017 è stato un mese tutto sommato normale dal punto di vista climatico, ma un episodio ha solleticato non poco la curiosità di esperti e appassionati di meteorologia.
Il peggioramento osservato tra il 10 e l'11 dicembre 2017 ha lasciato infatti alle sue spalle un panorama davvero inconsueto, oltre ad aver causato un episodio di forte gelicidio. Queste sono alcune foto da me scattate il giorno 12 dicembre; la qualità lascia a desiderare, ma il quadro offerto è a dir poco curioso!
Che cosa salta all'occhio? Il fatto che alla base delle montagne vi sia molta più neve che in quota! Sembra inverosimile, ma se analizziamo la situazione la spiegazione appare più semplice del previsto. Nei giorni precedenti all'arrivo della perturbazione aveva fatto piuttosto freddo, tanto che le massime in fondovalle aveva superato di poco (o per nulla) lo zero. Questo, unito alla scarsa elevazione del sole sull'orizzonte, aveva favorito la formazione del famoso "cuscino" di aria fredda nelle pianure, tanto ambito dagli amanti della neve perché permette (non sempre, a dire la verità) che i fiocchi possano raggiungere anche le quote più basse.
In questo caso però è successo qualcosa di più: con l'avvicinamento della profonda depressione da ovest le correnti di libeccio che si sono attivate alle quote medie si sono rivelate più intense del consueto, abbastanza da produrre un forte riscaldamento in montagna che solo con estrema difficoltà e in netto ritardo (stante il tenace lago di aria fredda) si è propagato verso il suolo.
Sinottica dell'11/12/2017: notare le isobare al suolo molto ravvicinate, indice di forti venti, libeccio alle quote medie e scirocco al suolo. Quest'ultimo però non ha causato un altrettanto rapido aumento delle temperature nei fondovalle perché frenato dalla presenza dei rilievi alpini. Fonte: wetterzentrale.de
Questo grafico tratto dal sito Meteo Levico Terme dimostra come l'aumento in quota (in questo caso ai 1500 metri delle Viote, sul Monte Bondone) sia stato decisamente più marcato rispetto al fondovalle (Trento, 190 metri di quota).
Ecco dunque spiegati sia il gelicidio sia l'imbiancata al contrario: in pianura, pur essendovi temperature molto basse, non poteva nevicare perché i fiocchi si scioglievano attraversando lo strato mite, poi la pioggia ghiacciava una volta toccato il suolo non intaccando il manto presente; in montagna faceva invece più caldo e la neve trasformata in acqua infieriva su quella già presente al suolo, causandone un rapido scioglimento, e tutto ciò fino a circa 2000 metri di quota!
Tutto molto strano, abbastanza da far gridare al riscaldamento globale e altri allarmi o allarmismi che vanno di moda alla nostra epoca. Voglio però sottolineare che queste situazioni, pur se rare, si sono verificate anche in passato; forse con temperature meno elevate e fenomeni meno evidenti... ma da che mondo è mondo l'aria calda sale verso l'alto e quella fredda stazione al suolo fino a che non avviene un rimescolamento. Non facciamone quindi un vero e proprio "caso" meteorologico!
12 dicembre, pomeriggio, peggioramento ormai terminato. Neve sui tetti a Bolzano, grigiume a mezza montagna e manto bianco che torna a essere evidente sullo Sciliar solo oltre i 2000 metri di quota!
Per approfondimenti:Documento Word di Meteolevicoterme
Marco Bonatti