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Sulle Alpi, solo 5 milioni di anni fa...


Se vi fosse la possibilità di tornare indietro nel tempo, anche solo di un intervallo relativamente breve (in termini geologici), non potremmo che rimanere sconcertati di fronte alle enormi differenze che troveremmo nell'aspetto del paesaggio alpino.
Uno dei luoghi comuni più difficili a morire, quello che ci porta a considerare tutto ciò che vediamo come eterno e immutabile, si infrangerebbe contro l'evidenza dei fatti. È difficile infatti accettare l'idea che la morfologia attuale, pianure, valli e montagne, sia solo un'istantanea di un lunghissimo processo che vede una nascita, uno sviluppo e una progressiva demolizione di ogni struttura; eppure è proprio così.
Supponiamo allora di poter disporre di una macchina che ci permetta di viaggiare nel tempo e di raggiungere un periodo della storia del nostro pianeta risalente a cinque milioni di anni fa, prima delle grandi glaciazioni pleistoceniche.
La prima occhiata ci lascia già completamente disorientati: più che alla catena montuosa alpina, quello che si stende sotto di noi assomiglia ad un vasto altopiano in cui si delineano solchi vallivi poco pronunciati. Nessuno di essi ha né la profondità né l'aspetto di quelli odierni. Il reticolo che essi disegnano ha un aspetto alquanto inconsueto e i fiumi che le percorrono seguono itinerari che poco o nulla hanno a che fare con quelli del nostro tempo. Non si possono certo distinguere la Valle dell'Adige e le sue laterali; al massimo si può azzardare qualche paragone per alcune aree del territorio. Solo con una buona dose di fantasia si riesce a intuire il profilo dei più noti gruppi montuosi, anche se essi appaiono più massicci e decisamente meno intaccati dall'erosione.
Eppure cinque milioni di anni per una catena montuosa sono davvero pochi: basti pensare che i primi "vagiti" delle Alpi risalgono al periodo Cretaceo, l'ultimo dell'era Mesozoica, quasi 70 milioni di anni fa. Dunque, proprio mentre il regno dei dinosauri raggiungeva il suo acme, sul fondale dell'antico oceano chiamato Tetide (che possiamo con un po' di fantasia considerare il progenitore dell'attuale Mediterraneo) le prime scosse sismiche annunciavano l'innalzamento delle nostre montagne.
Torniamo al nostro viaggio nel tempo. I monti che ci circondano non hanno solo una morfologia molto diversa, anche la loro elevazione media sul livello del mare è maggiore: gli strumenti rilevano che anche le zone meno rilevate presentano altitudini di media montagna.
A questo punto le nostre ultime certezze legate al comune buon senso sono definitivamente abbattute. Ciò che pensavamo esistere da sempre, e che per sempre sarebbe esistito, non ha che carattere di transitorietà. Il gruppo del Rosengarten, l'inconfondibile profilo del Monte Bondone, la possanza della Paganella, la bellezza dei versanti del Baldo, nulla appare come dovrebbe. Nelle prossime centinaia di migliaia di anni l'erosione aprirà nuove fratture, amplierà quelle esistenti, dissolverà milioni di tonnellate di roccia calcarea, modellerà giganteschi blocchi di duro materiale cristallino, disgregandone e disperdendone i residui lungo il corso del fiume Adige, fin nel Mare Mediterraneo.
Poi una serie di periodi freddi darà origine a ciclopiche lingue di ghiaccio che dal cuore della catena alpina scenderanno fino alle porte della Pianura Padana, scardinando interi rilievi, asportando con una forza quasi sovrannaturale strati di dura roccia, aprendo nuovi valichi, spianando migliaia di chilometri quadrati di territorio, modellando selle e rupi glaciali. Fino a che noi, abitanti di uno degli infiniti intervalli temporali della storia del pianeta Terra, giungeremo ad osservare le forme del nostro tempo. Bellissime, ma inevitabilmente soggette a ulteriori, futuri rimaneggiamenti.
Che cosa vedranno dunque i nostri pronipoti, affacciandosi alla finestra tra un milione di anni? Di certo c'è solo che godranno di un paesaggio diverso da quello dei loro antichissimi progenitori. Anch'esso apparentemente immutabile, anch'esso invece in balia delle forze della Natura.
Marco Bonatti