Odore di cancro vendesi

Talvolta la provincia di Bolzano viene indicata come un modello da seguire nel campo del rispetto ambientale; personalmente non sono per nulla d'accordo.
Difficilmente in questa zona verrano mai scoperte grandi discariche abusive od aree a forte inquinamento da metalli pesanti: qui, apparentemente, tutto è lindo e pulito.
Ma solo apparentemente.
Perché ad una analisi nemmeno troppo attenta salta subito all'occhio che in provincia di Bolzano, come e più che nel resto d'Italia, l'unica cosa che conta è il DENARO. E come e più che nel resto d'Italia la "valorizzazione" del territorio implica un "adattamento" della Natura affinché risulti comodamente "fruibile", senza fatica e senza troppe difficoltà.
Ecco quindi i mille cavilli grazie ai quali poter violare zone protette con alberghi ultralusso (lampante e tristissimo esempio lo scempio dell'Alpe di Siusi), i continui ammodernamenti degli impianti sciistici che prevedono sempre nuovi collegamenti con i comprensori confinanti, gli sfregi sui versanti della conca bolzanina per nuove ed aristocratiche residenze, gli allucinanti locali lungo le piste da sci con lap-dancer seminude e musica sparata a tutto volume verso le pareti dolomitiche, le gare tra SUV lungo i prati che orlano le montagne più belle del mondo. Sono solo alcuni dei tanti esempi che si potrebbero portare e che dimostrano senza ombra di dubbio che non esiste, o comunque è in netta minoranza, il sudtirolese che ama e desidera proteggere la propria terra.
Qui, piuttosto, tutti sono maestri nel trarre il massimo PROFITTO da essa, curando le apparenze ma ragionando solo ed esclusivamente in termini di posti letto e concessioni edilizie.
Da queste manovre non si salvano, ovviamente, nemmeno le aree di fondovalle, con le loro distese artificiali di mele. Qui anzi la circonvenzione dell'incapace tocca vette mai raggiunte prima. Mi capita più volte, durante la primavera, di assistere alla scena di ingenui turisti che attraversano i sentieri di campagna con lo sguardo beato di chi sta vivendo un sogno.
Lo spettacolo dei meli in fiore è indubbiamente degno di nota; ma basta voltare l'angolo per sorprendere il contadino, completamente avvolto nella sua tuta in gomma e con maschera antigas alla bocca, intento a profondere a piene mani Chlorpirifos, Procimidone, Carbofuran, Cyprodinil, Diclofluanide, Dimetoato ed altri poco simpatici anticrittogamici nell'aria. L'acre odore basta da solo a rendere l'idea di cosa respirino quegli sventurati camminatori.
Concludo quindi con un'inquietante considerazione: la propaganda turistica sudtirolese è talmente efficace da rendere redditizio anche l'odore del cancro. Questo sì che è saper cavare sangue dalle rape!
Marco Bonatti