Astronomia per sognare


L'astronomia è, tra le discipline scientifiche che seguo, forse quella che mi fa più sognare. Indubbiamente anche la geologia e la paleontologia offrono alla fantasia scenari da mille ed una notte: montagne che crescono, continenti che si rincorrono, ambienti del passato dall'aspetto assolutamente inimmaginabile, tra ghiacciai sconfinati e creature d'ogni forma e dimensione. Ma la differenza sostanziale è che le meraviglie dell'astronomia sono QUI ed ORA, alla portata di tutti! Non servono lunghi e complessi studi scientifici per poter ricostruire il passato, rimanendo oltretutto con punti oscuri che forse mai verranno chiariti. Basta che l'appassionato di astronomia punti il telescopio verso un astro ed osservi, fin quasi a toccare virtualmente con mano, ogni meraviglia cosmica. Negli ultimi anni ho un po' trascurato questa disciplina; mi riprometto in questa pagina di riportare periodicamente curiosità, notizie ed un po' di nozioni sul fantastico mondo dell'astronomia.

Sulla Luna... Domanda apparentemente banale: la Luna è visibile solo di notte? No, la Luna compie un moto di rivoluzione attorno alla Terra in poco meno di un mese che, abbinato ai moti terrestri di rotazione attorno all'asse e di rivoluzione attorno al Sole le fa assumere posizioni sempre diverse. Nei giorni in cui la falce è in crescita la Luna è "in fase" con il tragitto del Sole, ovvero i due astri sorgono e tramontano più o meno contemporaneamente; quando essa è piena, invece, alba e tramonto lunari sono grosso modo invertiti rispetto a quelle solari. Man mano che la parte illuminata visibile dalla Terra decresce, essa tende a "rimanere indietro" rispetto al sole, sorgendo sempre più tardi. Si può quindi concludere che sì, la Luna in determinati periodi del "mese lunare" è visibile anche durante il giorno. Per esempio, il giorno 3/7/2008 la Luna (luna nuova, ovvero completamente oscura) sorge a Bolzano alle 5.37 e tramonta alle 21.31; il giorno 10 (visibile per metà) sorge alle 13.58 e tramonta alle 00.09; quando la Luna è piena (18/7) sorge alle 21.01 e tramonta il mattino dopo alle 5.36. Nel momento in cui è visibile l'ultima metà (25/7) si osserverà il suo sorgere alle 23.51 ed il tramonto alle 13.34. E per una località posta sull'altra faccia dell'emisfero boreale, ad una distanza di 180 gradi di longitudine da Bolzano? Il buon senso fa ritenere che vi sia una differenza di 12 ore, ed è proprio così. Grazie ad Eurometeo (http://www.eurometeo.com/italian/ephem) ho calcolato, per il 18/7 ora di alba e tramonto del nostro satellite per una località di longitudine 170W e latitudine 46N: 9.13 e 18.05 sono gli orari. In sostanza alla longitudine dell'Italia nel corso dell'anno la luna piena sorge sempre in serata e tramonta nella mattinata successiva: un privilegio che ha reso felici poeti ed artisti di ogni epoca!
Mercurio... E' curioso pensare che il cosmo, con tutta la sua sterminata profondità, ci offra configurazioni al limite dell'immaginabile già a pochi passi dalla nostra Terra. E' il caso di Mercurio, il pianeta del Sistema Solare più vicino al Sole, "solamente" 60 milioni di chilometri. Ebbene, uno sventurato viaggiatore che si trovasse ad atterrare su di esso si troverebbe a sopportare estremi termici a dir poco spaventosi. Supponiamo che egli giunga proprio all'alba... per un attimo potrebbe pensare di avere trovato un luogo adatto al riposo. Ma subito dopo il termometro schizzerebbe rapidamente oltre i 400 gradi; non esistendo infatti un'atmosfera, nulla potrebbe contenere gli effetti del vicinissimo Sole. Il peggio giungerebbe in seguito, una volta constatato che un giorno di Mercurio dura circa 30 volte quello terrestre. Il malcapitato, dunque, per un po' di sollievo dovrebbe attendere molto tempo. C'è da dire che il pianeta presenta lunghe e profonde fratture, tanto che all'interno di esse il sole non riesce mai a giungere. Lì la temperatura sarebbe molto più bassa, circa 160 gradi sotto lo zero. Spostandosi di poche centinaia di metri, dunque, il sempre più sventurato astronauta sperimenterebbe uno sbalzo di temperatura di quasi 600 gradi!!! Ma una volta giunta la notte egli potrebbe addirittura rimpiangere il dì appena passato, perchè un gelo mortale, quasi 200 gradi sotto lo zero, ricoprirebbe in breve tempo ogni cosa. Se questo non è un inferno...
Dalla stella al buco nero... C'è chi divora romanzi gialli o cerca in TV i thriller più famosi per provare quello strano brivido che solo la paura può dare.
Eppure basterebbe guardare alla Natura per assistere a spettacoli di potenza mostruosa, tanto da violare le leggi stesse dell'universo...
E' il caso della morte di una stella, uno degli eventi più catastrofici che possono verificarsi nel cosmo. E non sto parlando della morte di una "normale" stella come il Sole, destinato "semplicemente" ad espandersi gradualmente fino all'orbita di Giove, inglobando con un abbraccio mortale anche la nostra Terra ed a trasformarsi poi, dopo un'esplosione di terrificante potenza, in una pallina di materia degenere, la cui densità non è nemmeno lontanamente immaginabile.
Mi riferisco piuttosto alla fine di stelle più massive, la cui morte apre una breccia nel tessuto spaziotemporale del nostro universo, dando vita ad un vero e proprio "non-luogo" dove le leggi della nostra fisica classica non hanno più nessun valore e concetti come "tempo" e "spazio" assumono significati a noi sconosciuti.
Leggere degli ultimi istanti di quegli astri è come sfogliare dieci libri di Stephen King contemporaneamente: l'epilogo è sempre e comunque un oblio pauroso, inevitabile e senza speranze.
Ogni stella, questo è risaputo, rimane in equilibrio fino a che la pressione esercitata dalle reazioni nucleari che avvengono nel nucleo riesce a controbilanciare la forza di gravità. Quest'ultima è davvero una gran brutta bestia: essa prosegue nella sua opera, implacabile ed instancabile, fino ad averla vinta. A volte devono trascorrere miliardi di anni perchè ciò accada, ma la gravità non ha fretta: a sua disposizione ha tutto il tempo dell'universo. Esaurita la scorta di idrogeno, la stella entra in una fase di instabilità che può durare milioni di anni; nel frattempo essa produce un gran numero di elementi, veri e propri "semi" per nuove generazioni di stelle, galassie e, perché no, nuove forme di vita. Una volta giunta a forgiare il ferro, la fornace nucleare perde la sua sfida con la gravità. Ogni ulteriore reazione consuma energia, invece di crearne di nuova. La pressione nucleare cessa di esistere.
Ora tutto si svolge in un lampo: gli strati esterni della stella vengono espulsi verso l'esterno con una gigantesca esplosione, e per qualche giorno la stella potrà brillare più di un'intera galassia; una sorta di uscita di scena in grande stile prima della catastrofe finale.
Ma è al resto della massa della stella che tocca la sorte più pietosa: essa collassa verso il nucleo alla velocità della luce, mentre la struttura stessa degli atomi viene stritolata. Si forma un ammasso di neutroni, ma la gravità e sempre più forte, e non c'è più nulla che possa opporsi al suo operato. Una volta vinta anche la forza di repulsione tra i singoli neutroni la densità e conseguentemente la gravità iniziano ad aumentare senza limiti.
Il dramma è all'ultimo atto: la densità raggiunge un valore infinito ed il raggio dell'astro tende a zero: la massa iniziale, diverse volte quella del nostro Sole, viene compressa in un punto geometrico.
E' chiaro che non c'è nulla in tutto il pianeta Terra che possa dare la più pallida idea delle forze in gioco e che nessuna nostra conoscenza può aiutarci a comprendere quanto succede in quel "luogo", se così si può definire "qualcosa" che non ha più dimensioni fisiche.
La stella cessa semplicemente di esistere nel nostro universo; si crea quella che i cosmologi chiamano "singolarità" spaziotemporale, al cui centro un mostro gravitazionale, nascosto ai nostri occhi, divora tutto, anche la luce.
Più pauroso di così...
Stelle ipergiganti!
A zonzo in internet ho scoperto che esistono anche stelle "ipergiganti"! Si tratta di stelle con una massa vicina al limite massimo previsto dagli scienziati (130-150 volte quella solare), oltre il quale sembra sia impossibile la sopravvivenza di questi corpi celesti. LBV 1806-20 è una di questi colossi, situata a circa 45.000 anni luce dal nostro sistema solare, nella costellazione del Sagittario, a ridosso del centro della Via Lattea. Ha un diametro 200 volte quello del Sole e sulla sua superficie sono stimate temperature tra 18 e 32 mila gradi... nel nucleo, quindi, i milioni di gradi si sprecano... questo significa tra l'altro che la stella sta consumando il proprio "combustibile" così voracemente che potrà brillare solo per qualche milione di anni (la nostra stella, invece, brucerà per diversi miliardi di anni). La luminosità di LBV 1806-20 è di oltre 5 milioni di volte quella solare ed ha una magnitudine assoluta di -14,2. Si ricordi che più piccolo è il numero che esprime la magnitudo e più brillante è la stella: il nostro sole ha una magnitudo di +4,8. Nascosta dai gas e dalle polveri galattiche, l'astro è comunque quasi invisibile dalla Terra.
Con un programma di grafica ho inserito un puntino di poco più di un millimetro di diametro che rappresenta il nostro Sole; ho creato poi una sfera duecento volte più grande; in questo modo si ha l'idea di quanto grande possa essere una stella del genere. Non avrebbe nemmeno senso pensare di piazzarla al centro del nostro sistema solare: essa ingloberebbe gran parte dei pianeti, Terra compresa ovviamente!

Confronto tra il Sole e Lbv1806-20


Maree di lago Durante un week end passato sul Garda ho avuto modo di pormi una domanda: perchè le maree di lago modificano solo di poco il livello dell'acqua? Dopotutto l'attrazione gravitazione esercitata dalla Luna e dal Sole è la stessa che agisce sul mare!
Grazie agli amici del forum di Meteotriveneto ho svelato l'arcano: non conta, come pensavo, il volume della massa sui cui viene esercitata la forza di gravità, ma l'ESTENSIONE della stessa. Negli oceani la differenza tra bassa ed alta marea è più accentuata perchè, occupando essi grandi porzioni del nostro pianeta, i loro estremi si troveranno sotto forze gravitazionali (esercitate dal sistema Luna-Sole) molto diverse, permettendo così all'acqua di fluire da una parte all'altra. Ciò non accade in piccoli bacini semplicemente perchè la forza gravitazionale è praticamente costante sull'intero specchio d'acqua e quindi non c'è nessun motivo per cui l'acqua si debba muovere e si accumuli da una parte del lago rispetto ad un'altra.
Qui però sorge un altro dubbio: l'onda di marea, da massimo a minimo, è lunga 1/4 del globo. Quindi anche in un mare poco esteso come quello Adriatico, per esempio, la marea dovrebbe essere poco apprezzabile! Come si spiegano allora le forti escursioni in altezza della Laguna di Venezia?
Al link http://www.alparavenna.it/LaNostraAttivit%C3%A0DiDivulgazione/Le%20maree/Maree.htm ho trovato la spiegazione. In questa pagina si dice tra l'altro: "[...] Inoltre proprio l’Adriatico ha la marea più ampia di tutto il bacino del Mar Mediterraneo: nelle sue zone più settentrionali l’escursione supera il metro. Non è l’azione diretta della gravità a provocare questa marea, che in un bacino relativamente piccolo come questo sarebbe abbastanza ridotta, ma è l’onda di marea indotta nel Mediterraneo che fa sì che il livello del mare nello stretto di Otranto oscilli su e giù: questa oscillazione agisce come uno stantuffo e provoca un’onda che si propaga dentro l’Adriatico. Quest'onda viene ruotata dalla forza di Coriolis e si riflette contro l’estremo nord del bacino, che è chiuso. [...] Le massime ampiezze si hanno all’estremità settentrionale del bacino, in quanto l’onda di marea viene ulteriormente amplificata dall’acqua bassa."

Il 13 dicembre è il giorno in cui il Sole tramonta prima in assoluto; il 3 gennaio è quello in cui sorge più tardi nel corso dell'anno (questo, ovviamente, senza considerare l'eventuale presenza di rilievi nel luogo di osservazione). La giornata più breve, però, è il 22 dicembre, giorno del solstizio d'inverno... come si spiega tutto ciò??
Vanno premesse due cose: la diversa durata del dì (periodo di luce nelle 24 ore) nel corso dell'anno dipende da due fattori.
Uno é la variazione di DECLINAZIONE del Sole (la declinazione corrisponde all'altezza della nostra stella rispetto all'equatore celeste o, più semplicemente, rispetto a quella che ha nei giorni dell'equinozio, 21/3 e 23/9, giorni in cui essa è zero) che determina percorsi più o meno lunghi della nostra stella nel cielo; maggiore sarà la declinazione e più ore di luce potremo avere, al contrario quando la declinazione sarà negativa l'alba avverrà tardi ed il tramonto presto.
Il secondo fattore che ha influenza in questo senso é l'eccentricità dell'orbita terrestre, che fa variare la VELOCITA' DI RIVOLUZIONE della Terra; in questo modo il Sole non ha sempre la stessa velocità nel cielo, ma é dipendente dalla cosiddetta "equazione del tempo", in funzione della quale il "sole vero" può essere in anticipo od in ritardo sul "sole medio". La Terra, infatti, in prossimità del perielio (punto dell'orbita più vicino al Sole, si verifica durante l'inverno del nostro emisfero) accelera il suo moto di rivoluzione, che invece diminuisce in estate. In combinazione con l'inclinazione dell'asse terrestre, si ottiene per l'equazione del tempo il seguente grafico, che mostra come essa abbia due picchi positivi (il Sole rallenta) in estate ed in inverno, e due picchi negativi (il Sole accelera) in primavera ed autunno.

L'equazione del tempo
Uno schizzo dell'andamento dell'equazione del tempo nel corso dell'anno
Va detto che alle latitudini intermedie la declinazione ha la prevalenza per gran parte dell'anno, ed è quindi essa che determina la variazione dell'ora di alba e tramonto. Ma in prossimità dei solstizi la declinazione varia di pochissimo, e dunque in questi periodi sarà l'equazione del tempo ad avere la prevalenza, rallentando il "sole vero".
Il giorno 13 dicembre è quello durante il quale l'equazione del tempo, che come detto tende a ritardare sia alba che tramonto, é più "forte".
Dal 5 gennaio la declinazione riprenderà ad avere il sopravvento, anticipando sempre più l'alba e ritardando sempre più il tramonto. La stessa situazione si ripete intorno al solstizio d'estate; il 14 giugno si ha l'alba più anticipata per effetto della forte declinazione del sole, poi inizia il breve periodo di prevalenza dell'equazione del tempo che ritarda il tramonto fino a portarlo all'ora più avanzata il giorno 28.
Da notare che alle alte latitudini l'entità dello spostamento di alba e tramonto derivante dalla variazione di declinazione è notevole, tanto che oltre i 66° circa si osservano fenomeni come il "sole di mezzanotte" e la "notte polare", mentre nei pressi dell'equatore la variazione di declinazione ha scarsa influenza sulla lunghezza dell'arco percorso dal sole e quindi l'equazione del tempo ritarda od anticipa alba e tramonto anche in periodi vicini agli equinozi.
Il concetto non è di facilissima assimilazione, ma si può riassumere così: la diversa velocità di rivoluzione della Terra attorno al Sole nel corso della sua orbita accelera o rallenta il moto del Sole nel cielo. Per questo il 13 dicembre è il giorno in cui il sole tramonta prima in assoluto ed il 3 gennaio quello in cui sorge più tardi!

Tramonto su Marte
Tramonto su Marte
Tramonto ripreso dalla sonda Mars Exploration Rovers (fonte: http://antwrp.gsfc.nasa.gov)
Questa affascinante foto non può che sollevare un dubbio: perché il tramonto su Marte è blu?
Affrontiamo il problema per gradi, ponendoci una serie di domande: perchè il cielo della Terra è azzurro? Ciò dipende da un particolare fenomeno ottico, lo "scattering Rayleigh", per il quale la componente blu della luce solare viene diffusa (ovvero dispersa in tutte le direzioni) con maggiore facilità rispetto ad altre dalle particelle dell'alta atmosfera, in quanto esse hanno dimensioni molto minori rispetto alla sua lunghezza d'onda (poi vedremo invece che con particelle di grosse dimensioni il fenomeno della diffusione interessa maggiormente la componente giallo/arancione/rossa). Quando il sole è alto, quindi, è la luce blu-azzurra ad essere diffusa in maggior misura ed a colorare il cielo. La componente rossa, invece "prosegue indisturbata" il suo cammino verso la superficie terrestre e la luce solare, oltretutto, privata della parte blu, ci appare tendere leggermente al giallo. Provate infatti, con un normale editor grafico, a creare un rettangolo bianco e poi, con uno strumento di bilanciamento dei colori, a togliere un po' di blu (quello che viene "perso per strada")... il colore del rettangolo tenderà al giallo!
Altra domanda: perchè il cielo al tramonto assume tonalità rossastre? Possiamo applicare lo stesso discorso: questa volta, però, la luce solare attraversa uno strato ancor più spesso di atmosfera, che tende ad estremizzare l'impoverimento della componente blu, esaltando quella rossa che, oltretutto, si trova a subire anch'essa il fenomeno della diffusione dalle grosse molecole di vapore acqueo ed altro pulviscolo presenti negli strati più bassi. L'effetto di questi ultimi ha infatti una grande importanza quando il sole è basso ed i suoi raggi compiono un lungo percorso attraverso di essi.
La nostra atmosfera, in sostanza, si comporta come un filtro cromatico, che "blocca" o "lascia passare" questo o quel colore a seconda dell'inclinazione dei raggi solari.
Perchè sott'acqua tutto sembra tendere al blu? Ormai è chiaro: evidentemente le particelle (molecole) costituenti l'acqua sono abbastanza grandi da diffondere il rosso nei primissimi metri di spessore; il blu, invece, tende a penetrare fino a grandi profondità. Sott'acqua, infatti, basta una sorgente di luce per vedere coralli e pesci con il loro vero colore, che è semplicemente determinato dalla capacità della loro superficie di assorbire o riflettere le varie tonalità.
Piccola parentesi: perchè le nuvole sono bianche? Perchè sono composte da particelle così grandi da diffondere TUTTA la luce che le colpisce (attenzione: il colore scuro di alcune nubi dipende dal fatto che esse si trovano ad essere all'ombra di altre compagne e dall'eventuale forte concentrazione di polveri!).
Eccoci giunti al nocciolo: perché il tramonto su Marte è blu? Evidentemente le particelle costituenti l'atmosfera marziana sono di dimensioni elevate e tendono a privare la luce solare della componente rossa, tanto che al tramonto, quando il cammino della luce nell'atmosfera è molto lungo, essa non giunge per nulla in superficie. Togliendo infatti al nostro quadrato bianco la componente rossa, la sua colorazione tenderà al blu. Succede qualcosa di simile a ciò che accade nei nostri oceani.
Ma perché allora Marte viene chiamato "il pianeta rosso"? Ciò dipende dalla frequente presenza di una grande quantità di ossidi di ferro in sospensione, sollevati dalle tempeste che si scatenano periodicamente sul pianeta.
Cielo rosso, tramonto blu... non è sognare questo??
N.B.: la qualità delle foto inviate sulla Terra dalle sonde della Nasa e le successive elaborazioni subite hanno destato non poche perplessità. E' quindi possibile che i colori delle foto non rappresentino al meglio la situazione della superficie marziana. Anche le mie osservazioni, quindi, vanno prese con le dovute cautele...

Una nebulosa da sballo
Quanti poveracci cercano lo sballo in "disco", su auto potenti od in pastigliette che promettono di allentare qualunque freno inibitorio? Per poi fare del male a sè stessi ed agli altri... basterebbe invece un semplice telescopio puntato verso la Nebulosa del Granchio per farsi una "dose" da sogno!
E' un modo un po' particolare di presentare un corpo celeste, ma non credo sia fuori luogo. Perchè bastano alcuni numeri per andare fuori di testa: un ammasso di gas incandescente, con un diametro tra 50 e 100 mila miliardi di chilometri ed una temperatura media di 15 mila gradi, in espansione a 1500 chilometri al secondo ed al cui centro è posizionata un corpo ultradenso (un cucchiaino da tè di materia prelevato in superficie peserebbe più di un carro armato!), che è il resto di una stella di grande massa esplosa migliaia di anni fa e che ha letteralmente annientato i pianeti che ruotavano attorno ad essa. La pulsar, così si chiama il corpo ultradenso nato da questo colossale fuoco d'artificio cosmico, è una "pallina" del diametro di poche decine di chilometri e ruota diverse volte al secondo attorno al proprio asse... ma nessuno si sogni di poterla avvicinare! Lungi dall'essere innocua, essa emette un fascio di radiazioni mortali ed ha una densità tale da distorcere lo spazio ed il tempo attorno a sè. Un viaggio nelle sue vicinanze sarebbe, dunque, senza ritorno.
Esplosioni di questo tipo se ne verificano spesso, in giro per il cosmo. E quando ad esplodere è una stella vicina alla Terra (si tratta di una vicinanza relativa, perché si parla comunque di molti anni luce...) anche il nostro pianeta viene investito da una pericolosa dose di radiazione ionizzante. Si presume che molte delle grandi estinzioni di massa che hanno interessato la storia terrestre possano essere spiegate con il fenomeno delle supernove.
Ecco, quando sento i giovani buttare via il proprio tempo confabulando di tronisti e discoteche, di veline e bellimbusti vari, vorrei parlar loro di queste meraviglie. Sono certo che la loro visione del mondo cambierebbe. E di molto.
La nebulosa del Granchio, distante 6500 anni luce dalla Terra

La vita su di un pianeta di M13
Supponiamo, per un momento, di poterci trasferire senza sforzo a circa 25 mila anni luce dalla Terra, nell'ammasso globulare di Ercole. Gli ammassi sono delle specie di "città delle stelle", sparsi un po' ovunque nell'universo, nei quali la concentrazione di soli è decisamente elevata. L'ammasso in questione è visibile anche dalla Terra (fa parte della costellazione di Ercole), ha un diametro di 82 anni luce e può vantare circa 500.000 stelle.
Ebbene, una volta giunti su un pianeta che ruota attorno ad una di quelle stelle, una delle prime cose che faremmo sarebbe quella di alzare gli occhi al cielo... ciò che potremmo vedere supererebbe qualunque meraviglia terrestre. La volta celeste apparirebbe popolata anche in pieno giorno da migliaia di stelle; ma il vero "show" inizierebbe una volta tramontato il sole "principale" del sistema: almeno una decina di stelle apparirebbero più luminose della nostra Luna piena; un altro centinaio sarebbe più luminoso di Venere, un migliaio più splendenti di Sirio e così via. Uno scenario da mille ed una notte, considerato anche il fatto che ogni stella sfoggerebbe un colore ed una sfumatura diversa!
La vita per gli astronomi locali sarebbe, però, piuttosto grama: la prepotente luminosità dei corpi celesti appartenenti all'ammasso impedirebbe l'osservazione di tutto ciò che è all'esterno. Essi ignorerebbero quindi l'esistenza delle galassie, dei buchi neri, delle pulsar e di tante altre meraviglie cosmiche.
Forse, a pensarci bene, la posizione della nostra Terra non è poi così sfortunata...

Agosto, tempo di meteoriti
Approfitto del passaggio delle Perseidi (lo sciame meteoritico che investe il nostro pianeta nel periodo tra luglio ed agosto) per approfondire un po' il discorso riguardante le stelle cadenti che, come molti già sanno, non sono vere e proprie stelle che cadono dal cielo (si tratterebbe di una catastrofe che vaporizzerebbe la nostra minuscola Terra in una frazione di secondo!), ma semplici pezzi di roccia e/o parti di vari metalli (soprattutto ferro e nickel) che precipitano sulla superficie del nostro pianeta perché catturate dalla forza di gravità.
Sulle stelle cadenti si possono fornire alcune informazioni decisamente interessanti. Per esempio, non è l'attrito con l'atmosfera terrestre che genera il calore che le rende così brillanti; si tratta piuttosto di una "pressione dinamica" esercitata sulle molecole d'aria presenti di fronte al corpo in caduta libera, quando esso viene a trovarsi ad un'altezza tra gli 80 ed i 120 chilometri. Tale processo riscalda fino a 2500 gradi Kelvin (circa 2200 Celsius) le molecole d'aria ed il meteorite, che inizia letteralmente ad incendiarsi ed a perdere atomi per sublimazione e gocce di materiale fuso. In questo modo esso diventa visibile nel cielo, anche se (salvo rare eccezioni) solo per pochi secondi.
A questo proposito, va detto che un meteorite inizia la sua caduta con una velocità compresa tra i 10 ed i 70 km/secondo (circa 36mila-250mila km/h), poi l'attrito frena la discesa fino a velocità dell'ordine delle centinaia di km/h.
L'apparizione di meteore (che sono semplicemente i pezzi di roccia che si disintegrano completamente prima di raggiungere il suolo) e meteoriti sembra essere più probabile in serata e nel primo mattino, ma le spiegazioni trovate in rete non mi hanno convinto del tutto: immagino che le cause siano legate alle interazioni gravitazionali Terra-Sole... mi riprometto di approfondire il discorso con più calma!
Le dimensioni delle stelle cadenti sono le più diverse: si va dai granelli di riso a corpi di chilometri di diametro e, ovviamente, l'effetto della caduta sulla Terra è proporzionato! Sembra che per giungere a toccare terra la dimensione iniziale del meteorite debba essere di almeno 50 metri di diametro; meteoriti di oltre 100 metri sono già in grado di distruggere un'intera città. Il meteorite che (forse) decretò la fine del regno dei Dinosauri produsse nella penisola dello Yucatan un cratere (ancor oggi visibile nelle immagini satellitari) di ben 180 km di diametro!
Gli sciami di meteoriti si originano da residui di corpi celesti (asteroidi, comete...) che ruotano attorno al Sole; quando la loro orbita incrocia quella terrestre alcuni di essi vengono catturati dal campo gravitazionale del nostro pianeta. Ma esistono anche masse rocciose "solitarie", sfuggite all'orbita di altri pianeti od in cammino nel cosmo da tempi lunghissimi, oppure comete provenienti dalle più remote regioni del Sistema Solare, che incontrano casualmente durante il loro viaggio la nostra Terra. Uno di essi, prima o poi, avrà dimensioni tali da provocare una catastrofe a livello planetario. Quando? Non ci è dato saperlo: pochi anni o migliaia di secoli. In ogni caso è solo questione di tempo...

Qualche concetto base non fa mai male...
Ammirando la grandiosità del cielo stellato, potremmo pensare che l'osservazione e lo studio del cosmo sia un'attività riservata ad eminenti astronomi, dotati di strumenti ed attrezzature iperprofessionali. Se questo è vero per le profondità dell'universo, non lo è altrettanto per un'analisi, sommaria ma in ogni caso già di estremo interesse, di ciò che possiamo vedere dalla Terra.
Se questa semplice considerazione non fosse vera, gli astronomi dell'antichità non avrebbero potuto studiare moti e particolarità dei corpi celesti a noi vicini e le loro interazioni che essi hanno con la nostra vita, il tutto praticamente solo con l'ausilio dei loro occhi!
Ed allora mettiamoci anche noi ad osservare uno dei più evidenti ed interessanti fenomeni notturni: la rotazione apparente della volta celeste nel senso opposto a quello della rotazione terrestre ed imperniato attorno all'asse celeste, che è il prolungamento dell'asse terrestre verso la Stella Polare. Rintracciare quest'ultima è semplice: basta individuare il lato opposto alla "coda" del quadrilatero dell'Orsa Maggiore e prolungarlo verso l'alto fino ad incontrare la Stella Polare in prossimità del polo nord celeste. La rotazione delle "stelle fisse" (che tanto "fisse" poi non sono...) disegna dunque nel cielo notturno delle traiettorie circolari, da est verso ovest, che risultano essere parallele tra loro e concentriche rispetto ai poli celesti.
Meglio ripetere a sè stessi, una volta ogni tanto, questi semplici concetti, non si sa mai che possano servire ad evitare qualche figuraccia...

Pianeti e pianeti nani
Leggo e riporto da Wikipedia che il Comitato esecutivo dell'Unione Astronomica Internazionale ha finalmente trovato un accordo dopo la diatriba sorta nel 2006 per l'introduzione del termine "pianeta nano", che identifica corpi con una massa e quindi una gravità sufficiente a conferire loro una forma grossolanamente sferica, ma che non sono riusciti a fare "piazza pulita" dei planetesimi posti lungo la loro orbita.
D'ora in poi i pianeti nani trans-nettuniani si chiameranno "plutoidi". L'UAI ha stabilito che un corpo celeste transnettuniano che possiede una magnitudine assoluta superiore a H = +1 può essere ragionevolmente classificato tra i plutoidi e quindi tra i pianeti nani.
L'IAU riconosce per ora cinque pianeti nani: Cerere, Plutone, Haumea, Makemake ed Eris.

Quante stelle mancate!
Si sente spesso affermare che Giove è una stella mancata. L'affermazione, di per sè, non è errata: vi fu un periodo, durante la formazione del Sole e della sua coorte di pianeti, in cui il pianeta più grande del sistema solare riuscì ad attrarre a sè, anche in virtù del suo nucleo roccioso 15 volte più massiccio delle Terra, una gran quantità di gas e pulviscolo.
Poi, però, il sole si accese ed il suo "soffio" spazzò via quanto rimaneva nella nebulosa primordiale, "tagliando i viveri" a Giove. Mancava comunque molto prima che esso potesse raggiungere lo status di stella, ovvero di un corpo che emette una gran quantità di luce e calore grazie alle reazioni termonucleari interne. Solo per raggiungere il grado di nana bruna, che è, per così dire, una "brutta copia" di una stella, Giove sarebbe dovuto crescere almeno di altre 15 volte.
Le nane brune emettono una certa quantità di luce per circa un centinaio di milioni di anni in parte per la lenta contrazione, e dunque per la trasformazione di energia gravitazionale in calore, in parte per le reazioni di fusione di deuterio e litio che si innescano nel nucleo.
Per raggiungere lo status di stella ordinaria serve invece una massa di circa 80 volte quella gioviana. Anche Giove, per la verità, è un corpo caldo: esso emette infatti quasi il doppio del calore che riceve dal Sole, ma tale energia deriva dall'iniziale processo di contrazione, che si protrae ancor oggi alla "fantastica" velocità di un centimetro l'anno, e non è sufficiente per innescare reazioni termonucleari: si stima che nel nucleo di Giove si raggiungano temperature di circa 17 mila gradi.
Fin qui, si potrebbe dire, nulla di sensazionale; ma, allargando il discorso e ricorrendo forse un po' troppo alla fantasia, si può pensare che anche Saturno, Urano e Nettuno, altri "giganti gassosi" del nostro cielo, avrebbero potuto acquisire una massa sufficiente per diventare stelle... si pensi dunque cosa ci siamo persi... un sistema stellare multiplo... e che fine avrebbe fatto la nostra Terra? Sarebbe potuta esistere? Ma soprattutto: la vita si sarebbe sviluppata comunque? Domande a cui, forse, in un lontano futuro si potrà dare risposta...

Voyager, dove sei?
Ieri un terribile dubbio mi ha assalito all'improvviso: dove sarà arrivato Voyager 1? In quale regione del nostro sistema solare si trova la piccola sonda lanciata nel 1977 verso le profondità del cosmo?
Internet ha, come sempre, soddisfatto al volo la mia curiosità. Voyager, a fine novembre 2009, è ormai ampiamente al di fuori del sistema solare, ad oltre 16 miliardi di chilometri dalla Terra, e continua ad allontanarsene ad una velocità di circa 17 km/sec, circa 550 milioni di chilometri l'anno.
Plutone, tanto per fornire un raffronto, raggiunge in afelio i 7,3 miliardi di km; Eris, il più massiccio dei corpi ruotanti attorno al Sole oltre l'orbita di Nettuno, sfiora i 15 miliardi.
Voyager 1 si trova dunque nei pressi dell'eliopausa, una sorta di confine estremo oltre il quale gli effetti del Sole (luce, campo magnetico, vento solare) sono praticamente azzerati.
La piccola, intrepida sonda viaggerà ora per decine di migliaia di anni nel buio più assoluto, senza incontrare nulla sul proprio cammino... una prospettiva davvero angosciante...

Un link da favola
A questo link è possibile accedere ad una raccolta di fantastiche fotografie scattate con gli strumenti dell'ESO (European Southern Observatory), la principale organizzazione intergovernativa di Astronomia in Europa e l’osservatorio astronomico piu’ produttivo al mondo. L’ESO gestisce, oltre che al Centro di Santiago, tre siti unici di osservazione astronomica in Cile. Qui l’ESO gestisce diversi telescopi ottici di media grandezza, fra cui il cacciatore di esopianeti leggeri di maggior successo. Il Very Large Telescope (VLT), l’osservatorio astronomico nella banda visibile piu’ d’avanguardia al mondo, si trova sul monte Paranal, a 2600 m, sul quale si trovano anche l’interferometro (strumento per lo studio delle onde elettromagnetiche) VLT e due telescopi per survey (destinati a particolari studi ed indagini), VST e VISTA. Il terzo sito e’ il Llano de Chajnantor, alto 5000 m, vicino a San Pedro di Atacama. L’ESO sta progettando altri strumenti, tra cui il telescopio European Extremely Large optical/near-infrared Telescope (E-ELT). L’E-ELT avra’ un diametro di 42 metri e osservera’ nell’ottico e vicino infrarosso diventando “il piu’ grande occhio del mondo rivolto al cielo”.

Strane implicazioni della velocità della luce
Prendo spunto da uno dei più bei libri mai letti, "Al di là della luna" di Paolo Maffei, per descrivere alcune strane ma decisamente affascinanti implicazioni della velocità della luce. Per farlo, dobbiamo fantasticare un po' e supporre di poterci spostare senza problemi da un punto all'altro della Via Lattea semplicemente con la forza del pensiero; altra concessione alla fantasia è quella di disporre di un telescopio infinitamente potente, in grado di intercettare ed ingrandire a dismisura le immagini provenienti dalle più remote regioni del cosmo.
Con questi presupposti spostiamoci su uno dei tanti pianeti extrasolari scoperti recentemente; si tratta di "GJ 1214 b", che orbita attorno alla stella GJ 1214 (una nana rossa), ad una distanza di 13 parsec (circa 40 anni luce) dalla Terra, nella costellazione dell'Ofiuco.
Puntiamo il telescopio verso la Terra, e con lo zoom ultrapotente in dotazione inquadriamo la nostra bella Italia. Aumentiamo ancora il dettaglio, troviamo la nostra città ed infine la nostra casa. Qui iniziano le stranezze: riconosciamo solo a fatica i luoghi lasciati poco prima. Aumentiamo ancora un po' l'ingrandimento per distinguere le sagome dei nostri genitori che stanno uscendo di casa, e qui la sorpresa è grande: sono giovanissimi! Entrano in un'auto che non conosciamo, un modello di molti decenni fa, ed imboccano una via che noi ricordavamo ben diversa. Visto che possiamo tutto, diamo una sbirciata ai giornali esposto in edicola: troviamo titoli riguardanti avvenimenti ormai lontani nel tempo... ma che succede?
Tutto dipende dalla velocità della luce! Essa viaggia a poco meno di 300 mila km/sec e quindi anche l'immagine di noi stessi, della nostra casa, della Terra si disperdono verso lo spazio a quella velocità. Tutto è chiaro: su GJ 1214 b, distante 42 anni luce dalla Terra, stanno giungendo le immagini dalla Terra "vecchie" di 42 anni!
Incredibile a dirsi: esistono luoghi nell'universo in cui il nostro passato è realtà, adesso!
Ma non è finita: dato che possiamo spostarci a piacimento nello spazio, iniziamo ad avvicinarci al nostro pianeta ad una velocità sostenuta, andando letteralmente incontro alla luce che sta giungendo dalla Terra. Ne scaturirà un inaspettato viaggio nel tempo, grazie al quale potremo assistere allo svolgimento della nostra vita in una sorta di filmato accelerato!
A questo punto si aprono orizzonti ai quali solo la nostra fantasia può porre un limite: a seconda della distanza del corpo celeste sul quale decidessimo di materializzarci, potremmo assistere alle ultime fasi del regno dei Dinosauri oppure risolvere l'enigma dell'omicidio di John Fitzgerald Kennedy oppure... a voi la scelta!

Perché i pianeti ruotano attorno al proprio asse?
Domanda apparentemente banale, ma che ad un'analisi più attenta rivela più di un'insidia. La spiegazione più "gettonata" prende forma dall'origine stessa dei pianeti, nati dalla contrazione di una nube di gas e polvere al cui interno la materia era certamente in moto irregolare; risulterebbe assai strano, quindi, se i corpi da essa generatisi possedessero un momento angolare nullo.
Da notare che esistono pianeti, come per esempio Venere ed Urano, che ruotano su sé stessi in senso orario; essi possiedono quindi una rotazione retrograda, inversa a quella "normale". Una delle ipotesi per spiegare questa particolarità si basa su impatti con enormi meteoriti avvenuti in passato. In seguito ad uno di questi Venere avrebbe mantenuto pressoché inalterato il suo asse, invertendo però il senso di rotazione. Urano, invece, colpito lateralmente, si sarebbe ribaltato per poco più di 90°, iniziando a "rotolare" lungo la sua orbita intorno al Sole.
Conseguenza della rotazione della Terra su sé stessa in senso diretto (o progrado o antiorario guardando il pianeta visto sopra il suo polo Nord), è che i corpi celesti, Sole e Luna compresi, si muovono sulla volta celeste da est a ovest. Ci sono però delle eccezioni: molti satelliti artificiali si muovono in senso contrario, da ovest verso est, pur ruotando in senso antiorario intorno alla Terra proprio come la Luna. Il motivo è dovuto al fatto che essi viaggiano molto velocemente. Ad esempio, la Stazione Spaziale Internazionale compie un giro intorno alla Terra in circa 91 minuti, viaggiando dunque molto più velocemente di quanto il nostro pianeta ruoti intorno a se stesso. La Luna, invece, compie un giro intorno alla Terra in circa 29 giorni, procedendo molto più lentamente di quanto impieghi la Terra a ruotare su se stessa. Si spiega così come mai il nostro satellite naturale si muova da est verso ovest mentre la Stazione Spaziale Internazionale si muova da ovest verso est, pur avendo entrambi un moto di rivoluzione antiorario.
Collegato al fenomeno della diversa velocità di rivoluzione dei pianeti attorno al Sole è la la retrogradazione, o moto retrogrado apparente; è un intervallo di tempo durante il quale i pianeti esterni all'orbita terrestre (Marte, Giove ecc) sembrano invertire il proprio senso di marcia, passando da un moto diretto (da ovest verso est) ad una fase di retrogradazione (da est verso ovest). Questo perché la Terra completa la sua orbita in un tempo più breve di quanto facciano i pianeti esterni e "raggiunge" il pianeta esterno come farebbe un'automobile più veloce su una strada a più corsie. Si tratta, ovviamente, di condizioni apparenti dovute al movimento relativo tra la Terra e gli altri pianeti.

La stella che divora i suoi figli!
Grazie al telescopio spaziale Hubble siamo venuti a conoscenza di un altro affascinante (e spaventoso) processo in corso in uno dei tanti sistemi solari della nostra galassia, a circa 600 anni luce dalla Terra. Ne dà notizia il team leader Carole Haswell di The Open University Gran Bretagna nel "the Astrophysical Journal Letters", edizione del 10 maggio 2010.
Un pianeta, più massiccio di Giove, sta lentamente ma inesorabilmente precipitando sulla propria stella madre. Ad ogni rivoluzione, che dura poco più di un giorno (su quell'infelice corpo celeste la durata di un anno si riduce quindi a poco più delle nostre 24 ore!) il cerchio si stringe sempre più ed in poche migliaia di anni esso verrà completamente annientato dalle forze mareali, forse ancor prima di cozzare contro la superficie della nana gialla: una vera e propria danza della morte.
Attualmente il pianeta è già abbastanza vicino da essere "stirato" dalle forze gravitazionali: è stato rilevato che la massa atmosferica è deformata e riscaldata dalle maree gravitazionali e una parte di essa viene già risucchiata dalla stella.
Fino ad ora questo "scambio di materia" era stato osservato solamente in sistemi stellari binari molto stretti, mai tra un pianeta ed una stella.

Betelgeuse, che rivelazione!
Rappresentazione artistica di Betelgeuse
Fonte immagine:eso.org
Non c'è che dire, viviamo in un sistema solare proprio tranquillo, direi quasi noioso... ma se così non fosse, probabilmente sulla Terra non ci sarebbe vita ;-) Per rendercene conto basta guardare ciò che succede nel sistema di Betelgeuse, la seconda stella più luminosa della costellazione di Orione (dopo Rigel) e, mediamente, la decima più brillante del cielo notturno (magnitudine apparente 0,58). Betelgeuse è una supergigante rossa di classe spettrale M, una stella in una fase già piuttosto avanzata della sua evoluzione, e mostra pulsazioni quasi regolari con un periodo che si aggira sui 2300 giorni. La sua distanza dalla Terra è di circa 600 anni luce. Si tratta di una stella di dimensioni colossali, una tra le più grandi conosciute: il suo raggio è stimato in 4,6 unità astronomiche (690 milioni di chilometri!), più di 1000 volte il raggio solare, e la sua luminosità oltre 135.000 volte quella della nostra stella. Possedendo una massa di 15-20 volte superiore a quella del Sole, è probabile che la stella concluderà la sua esistenza esplodendo in una supernova.
Ebbene, tutte queste informazioni impallidiscono dinnanzi a questa rappresentazione artistica di Betelgeuse, creata sulla base delle più recenti osservazioni del VLC (Very Large Telescope) di proprietà dell'ESO (European Southern Observatory). L'astro assomiglierebbe gran poco al nostro sole; si tratterebbe piuttosto di un enorme ammasso di bolle pulsanti ed incandescenti; forse proprio per questo la sua luminosità varia molto osservandolo dalla Terra. Un enorme pennacchio di gas, grande più o meno come il nostro sistema solare, accompagna la stella. Impressionante, non c'è altro da dire.
Chissà se, prima o poi, qualcuno a bordo di un'astronave potrà assistere dal vivo a tale spettacolo e verificare se l'aspetto è davvero così terrificante... o magari di più!

Splenderà un secondo sole?
La nostra galassia, la Via Lattea, è una vera e propria città di stelle. Ve ne sono di ogni colore e dimensione, ma anche delle più svariate età. E la stragrande maggioranza di quelle più "anziane", dopo una vita che può essere durata milioni o miliardi di anni (vedi la pagina delle stelle), sono destinate ad un'uscita di scena piuttosto movimentata.
A proposito di stelle che si trovano in una fase avanzata del loro processo evolutivo, è il caso di tornare sulla supergigante rossa (classe M) Betelgeuse, la seconda stella più luminosa della costellazione di Orione, dopo Rigel, e, mediamente, la decima più brillante del cielo notturno. Questo astro negli ultimi tempi ha fatto molto parlare di sé, in quanto sembra assodato che in futuro (c'è che parla di pochi mesi, chi invece di qualche milione di anni!) essa sia destinata ad esplodere dando origine ad una supernova di tipo II, raggiungendo una luminosità assoluta pari a circa un miliardo di volte il nostro sole; ma ciò che più ha infiammato la fantasia degli appassionati è che essa si renderà in questo modo visibile nel cielo terrestre anche durante il dì.
La distanza dalla Terra, circa 640 anni luce, ci mette relativamente al sicuro dall'enorme quantità di radiazioni che verranno emesse, ma è certo che lo spettacolo offerto ai fortunati che potranno goderne sarà indimenticabile. Per alcuni mesi un nuovo astro splenderà nel cielo terrestre con una magnitudine apparente di -12, pari a quella di un quarto di Luna!
La cosa più curiosa è che la trasformazione in supernova ed il successivo decadimento in stella di neutroni o buco nero di Betelgeuse potrebbe essere già avvenuta... il fatto di trovarci ad una distanza di 640 anni luce implica un ritardo di 640 anni nel recepimento di qualunque avvenimento si verifichi sulla stella!
Non va dimenticato, comunque, che Betelgeuse è semplicemente una delle tante candidate al ruolo di supernova nel cielo terrestre. Molte altre stelle, alcune ben più vicine, illumineranno il futuro del nostro pianeta, così come già accaduto più volte in passato (si ricordi per esempio l'evento registrato dagli astronomi cinesi nel 1054 con l'esplosione della supernova del Granchio, che ha dato origine all'omonima nebulosa visibile ai nostri giorni). Basti pensare che nella Via Lattea avviene un'esplosione di supernova più o meno ogni 50 anni.
Già che c'ero ho approfondito le ricerche, scoprendo aspetti decisamente interessanti: Betelgeuse è una stella di dimensioni colossali, addirittura una tra le più grandi conosciute: il suo raggio misurerebbe in media 4,6 unità astronomiche, pari a circa 1000 volte il raggio solare. Se la stella si trovasse al posto del Sole, la sua superficie si addentrerebbe nella fascia principale degli asteroidi, arrivando ad inglobare l'orbita di Giove, pur con un gas molto rarefatto: la densità della stella risulta estremamente bassa perché, sebbene il volume dell'astro sia oltre 160 milioni di volte il volume del Sole, il rapporto massa-volume dà una densità media inferiore al miglior vuoto spinto realizzabile sulla Terra!
Data la grande superficie radiante, Betelgeuse possiede anche una forte luminosità, oltre 135.000 volte quella del Sole, che la rende anche una tra le stelle più luminose in assoluto. Tuttavia, una simile luminosità non è imputabile esclusivamente alla vasta superficie; per questa ragione gli astronomi ritengono che la stella possieda una massa elevata, pari a circa 20 volte quella della nostra stella.
Betelgeuse è una stella dell'emisfero boreale e si può distinguere con grande facilità anche dalle grandi città: come detto, essa è in effetti la decima stella più brillante del cielo. Essa inizia a scorgersi bassa sull'orizzonte orientale nelle serate tardo-autunnali, ma è durante i mesi di gennaio e febbraio che l'astro domina il cielo notturno, essendo la stella di colore rosso vivo più brillante dell'inverno. Il mese di maggio invece la vede tramontare definitivamente sotto l'orizzonte ovest, tra le luci del crepuscolo; torna ad essere visibile ad est, poco prima dell'alba, nel mese di agosto.
È una stella variabile che mostra marcate variazioni di luminosità in intervalli di tempo relativamente brevi, con variazioni di magnitudine quasi regolari con un periodo che si aggira sui 2300 giorni. Affascinante il fatto che nel primo secolo un osservatore cinese ne parlasse come di un astro dal colore bianco-giallastro e che, circa un secolo dopo, il grande astronomo greco Claudio Tolomeo nel suo Almagesto la descrivesse invece come una stella tipicamente rossa... è plausibile supporre che in quell'intervallo di tempo un evento "forte" abbia prodotto dei cambiamenti sostanziali sulla stella.
Ultimo appunto: pur trovandosi nello stadio finale della propria vita, Betelgeuse è nata "solamente" pochi milioni di anni fa. Trattandosi di una stella di grande massa, infatti, essa ha consumato voracemente il proprio combustibile nucleare. Il Sole, invece, brilla da alcuni miliardi di anni e ne passeranno altrettanti prima di vederlo uscire dalla Sequenza Principale!

Stelle filanti
Agli astrofili più smaliziati potrà far sorridere, ma la pioggia di meteore (le Draconidi o Giacobinidi) di sabato 8 ottobre 2011 rimarrà per sempre nella mia memoria come un ricordo fantastico. Se lo guardiamo su di una scala assoluta si è trattato di un evento tutto sommato "normale", con una frequenza ed una intensità a livelli non certo da record, senza (almeno dal mio punto di osservazione) nemmeno un bolide, ma che ha rappresentato per me una delle poche occasioni in cui vivere la mia passione per l'astronomia in prima persona, senza il filtro di libri, riviste e siti web.
Un enorme grazie alla cometa Giacobini-Ziner, una vagabonda del cielo (nemmeno troppo a dire la verità, dato che fa la spola tra Giove e la Terra) che ha incrociato l'orbita terrestre lasciando dietro di sé una nube di detriti, alcuni dei quali sono poi stati catturati dal campo gravitazionale terrestre ed "accesi" durante l'ingresso nell'atmosfera. Per un profano dell'osservazione astronomica come me, trovarsi a tu per tu con il cielo stellato, solcato per ben tredici volte da queste piccole e fugaci "stelle cadenti" nel buio e nel silenzio della notte, è stata un'emozione che mi ha fatto tornare bambino e che non dimenticherò.

Tante nuove Terre
La Nasa ha confermato la scoperta di un altro pianeta simile alla Terra, Keplero-22b, distante 600 anni luce e grande oltre il doppio del nostro pianeta.
Non è il primo, e non sarà certo l'ultimo, ed anche in questo caso è partita la grancassa delle disquisizioni sui possibili abitanti di questo corpo celeste, ancor più convinta del solito in quanto Keplero-22b sembrerebbe avere tutte le carte in regola per ospitare forme di vita evolute: la distanza dalla stella attorno a cui orbita, infatti, è tale da garantire la presenza di acqua allo stato liquido. Si pensa inoltre che la temperatura media si aggiri attorno ai 22° C.
Vero o no, quello che spesso si dimentica è che le eventuali forme di vita extraterrestre potrebbero essersi sviluppate su pianeti che presentano condizioni ambientali diverse da quelle terrestri. Non necessariamente, quindi, gli eventuali alieni avrebbero quella forma umana "auspicabile" per tenere a freno le nostre paure verso l'ignoto.
Menti particolarmente "aperte" sono state in grado di postulare l'esistenza di forme di vita basate per esempio sul silicio invece che su carbonio, e comunque ben diverse dall'idea "classica" di umanoide che certa fantascienza ha inculcato in noi. Anche su queste basi è nata l'esobiologia, una branca della biologia che considera la possibilità della vita extraterrestre e la sua possibile natura.
Ciò che ci aspetta in futuro non è al momento prevedibile; ma questa ricerca maniacale del "pianeta gemello" potrebbe far perdere di vista il vero fascino del cosmo, che va trovato nella sua estrema diversità di forme, colori e dimensioni.

Marte, il pianeta dei vulcani
Reduce dalle "fatiche" per la stesura di una immaginaria cronaca alla conquista del Monte Olimpo (link) mi sono imbattuto in un articolo su una rivista del settore che parla di un vulcano marziano, Tharsis Tholus. Colpisce il fatto che sulla Terra esso avrebbe dimensioni di tutto rispetto, ma su Marte è semplicemente... uno dei tanti! Ebbene sì, con i suoi 155X125 km ed un'altezza di 8000 metri, Tharsis Tholus non può competere con il Monte Olimpo, che poggia su una piattaforma di 600 km di diametro e tocca i 25 mila metri di quota e con altre strutture vulcaniche della regione Tharsis, cui anche Tholus appartiene, come Ascraeus Mons, Pavonis Mons ed Arsia Mons, tutte vette tra i 14 ed i 19 km di altezza.
Ciò che rende interessante questa montagna è il suo aspetto decisamente tormentato, frutto di 4 miliardi di anni di "ingiurie" dovute alla caduta di meteoriti di ogni dimensione ed al parziale collasso della struttura, che ha dato vita a fratture e scarpate alte migliaia di metri. Anche il cratere centrale, dopo uno sprofondamento di quasi 3 km, si è trasformato in una gigantesca caldera di 32X34 km dal contorno semicircolare.
Scenari che per ora possiamo solamente immaginare, ma di cui le prossime generazioni potrebbero godere grazie ai progressi astronautici. Che invidia!

Che montagne su Vesta!
Sempre a proposito di grandi strutture montuose al di fuori del pianeta Terra, particolare scalpore ha destato la notizia che su Vesta, il secondo asteroide in ordine di grandezza della Fascia principale (530 km di diametro, Cerere è il più grande con 950) è stata osservata una montagna di 22 mila metri di altitudine! Si tratta di una situazione ben diversa da quella del nostro pianeta, la cui rugosità superficiale è paragonabile a quella di un'arancia!

Stelle multiple nel cielo invernale
Sempre più affascinato dall'osservazione del cielo, ho voluto approfondire l'argomento per alcune delle stelle più note e facilmente riconoscibili nel cielo invernale. E' curioso constatare come molte di esse non sono stelle "solitarie", ma si accompagnano ad uno o più astri, talvolta molto diversi per colore e dimensione.
E' il caso, per esempio, di Sirio (Alfa Canis Majoris), la stella più brillante del nostro cielo, una gemma blu-bianca la cui compagna, la nana bianca Sirio B, è visibile solo con un potente telescopio. Ma anche la supergigante bianco-blu Rigel (Beta Orionis) non è sola: vicino ad essa, con la strumentazione adeguata, si nota un altro astro bluastro. Sempre nella costellazione di Orione troviamo Sigma Orionis, che all'osservazione telescopica si risolve in un gruppo di astri di vari colori, dal rosso all'arancione, dal giallo al cenerino, dal grigio al biancastro.
Si potrebbe continuare a lungo. Tutta roba da palati (o meglio, occhi) fini... ;-)
Marco Bonatti