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Influenza aviaria, violenza umana e sfruttamento degli animali.

Riporto questo brano tratto dal libro "Il tempo di cambiare. Politica e potere della vita quotidiana" di Paul Ginsborg, che ebbe vasta eco nel periodo in cui l'influenza aviaria seminò il panico in Occidente. L'allarme poi rientrò, ma l'episodio deve far riflettere. Il testo è un po' forte, ma ritengo possa servire da monito per tutti noi: dobbiamo imparare a PENSARE e CAMBIARE!
L'umanità è diventata un flagello troppo grosso per gli altri esseri viventi e per se stessa.
Non bastano i continui di campanelli d'allarme che in ogni dove suonano per avvisarci del nostro modo perverso di vivere.
Abbiamo bisogno di morire noi per accorgerci che continuiamo ad uccidere gli altri, con sistematicità, noncuranza, metodo ed estrema crudeltà.
Tutti corriamo in farmacia, fiduciosi di riuscire a mettere un'altra toppa al totale disastro che incombe su di noi. Tutti tremiamo all'idea di una pandemia che ci colpirà sicuramente un futuro inesorabile e prossimo. Tutti ascoltiamo attentamente le notizie in TV in attesa di quella che ci faccia ritornare sereni e gaudenti davanti al nostro pasto succulento e sanguinolento. Tutti abbiamo troppa fiducia nella civiltà e nella scienza che sapranno trovare le formule chimiche per farci andare avanti imperturbabili con la nostra agghiacciante quotidianità.

Le immagini che guardiamo col fiato sospeso non ci fanno versare neppure una lacrima per quegli animali che vengono barbaramente uccisi per illuderci di sopravvivere.
Siamo dei mostri e non ce ne siamo neppure accorti, o più semplicemente facciamo finta di non accorgercene. Calano le vendite di pollame ma non c'è dubbio che a breve aumenteranno quelle di manzo o maiale o pesce.
La lezione non la vogliamo capire.
Non siamo disposti a rinunciare a nulla, neppure a quel massacro ingiustificabile che è la caccia. Pur di non scontentare quelle poche migliaia di perversi che nel tempo libero uccidono per divertimento aspettiamo che sia qualcun altro a dover decidere per noi.
Non ci interessa nulla: di niente e di nessuno. L'importante è arrivare a fine mese, poter andare a divertirsi qualche sera, avere abbastanza soldi per un po' di vacanza o per (ironia della sorte) garantirci un sereno futuro.

Siamo totalmente rimbecilliti e così egoisti che non siamo disposti a nessunissimo sacrificio personale; neppure se questo volesse dire salvare il mondo dalla totale distruzione.

Vivere senza uccidere altri esseri senzienti non solo è possibile (lo dimostrano tutti coloro che ogni giorno in tutto il mondo decidono di cambiare la loro alimentazione per dissociarsi dalla barbarie epocale) ma è l'unica, radicale, rivoluzionaria, possibile alternativa a questa società umana cieca e suicida.

Non c'è altro da aggiungere.
Lo sfacelo è sotto gli occhi di tutti. E fra poco nella casa di tutti. Ma ancora non vorremo capire che ognuno di noi, nella sua fame di cadaveri, sarà stato la causa diretta del suicidio collettivo e dello sterminio di centinaia di migliaia di altri esseri viventi. Faremo un breve mea culpa e ancora torneremo a tavola col nostro menù a prezzo fisso: tanto il prezzo ci illudiamo che lo pagheranno sempre i più deboli, i più poveri e i più indifesi.
Non essere più complice della follia collettiva. Fermati. Pensa.

"[...] la storia, semplicemente, non sembra stare dalla parte della ragione o della sopravvivenza. Eppure esistono possibili vie d'uscita, strategie da inventare, scelte da fare, se il tempo lo consentirà.
Non si tratta di promesse di redenzione umana, ma di indicazioni per legare la vita quotidiana ai più ampi problemi del mondo. Non saranno forse sufficienti, ma quantomeno ci permetteranno di dare più senso ai ritmi, ai rapporti, agli acquisti della nostra esistenza, giorno dopo giorno.
La scelta individuale sembra trascurabile, un nulla in un mondo di più di sei miliardi di persone. Ma le azioni individuali possono avere straordinari effetti cumulativi."

Da "Il tempo di cambiare. Politica e potere della vita quotidiana"
Di Paul Ginsborg, Edizioni Einaudi
Marco Bonatti