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Una nuova emozione


Misano Adriatico. L'afa di un pomeriggio estivo. Il cielo lattiginoso, l'aria bollente. Il mare azzurro, l'ombrellone e la mite brezza marina sono l'agognata meta dopo un inverno trascorso in ufficio.
Eppure ancora più forte è la voglia di evasione, via per qualche ora dalla ripetitiva vita da spiaggia. La bici è lo strumento ideale.

La strada parte insidiosa, ingolfata di motori. Chilometri e chilometri di asfalto bollente, sudore, fatica e muscoli impegnati a cercare un senso.
Poi un bivio ed una indicazione: Gemmano. Il paesino e la sua chiesa mi osservano sospettosi lassù, quattrocento metri più in alto. Inizia la salita, inquietanti cartelli annunciano pendenze da brivido.
Si sale tra calanchi che segnano colline verdissime, tanto silenzio, pace, contemplazione.
D'improvviso basta auto, basta rumore, basta pensieri, basta tutto.
Apprezzamenti sinceri nascono senza sforzo, curva dopo curva: bello, suggestivo, misterioso, fresco, curioso, inaspettato. E' terra che profuma di storia, tradizioni e leggende, punteggiata di castelli che parlano di tempi gloriosi e ormai lontani. E' natura straordinariamente rigogliosa e spettacolari contrasti tra il bosco e i colori vivaci dei campi coltivati.
La piccola strada avvolge il colle di Gemmano nelle sue spire, sempre più strette e sempre più difficili. Sbuffo, ma è fatica lieta.
Ecco l'ultimo chilometro e le ultime due curve, terribilmente belle, degne di un arrivo del Giro. Faticaccia, poi finalmente le prime case. Ancora su, costeggiando le mura.
Si entra in paese, una piazza lastricata, un bar d'altri tempi, anziani seduti in cerchio che mi guardano straniti. Alzo la testa, sono nel punto più alto, ho vinto la mia piccola sfida quotidiana. Ecco il premio, un po' d'acqua fresca alla fontana.
Uno sguardo da un minuscolo balconcino, sapientemente ricavato sul bordo della piazza.
Meraviglia: il mare a formare un lunghissimo semicerchio blu all'orizzonte, poi la pianura, le colline, e le montagne dell'Appennino, tutto nello stesso quadro, intorno a me.
Un sorriso, e la fatica fatta ha un senso.
Cerco di fermare quell'attimo, di farne un ricordo speciale che sarà sempre e solo mio.
Un ultimo sguardo, è già tempo di saluti, di promesse di ritorno e di nostalgia.
Poi via, con una nuova emozione nel cuore.
A presto, Gemmano!
Marco Bonatti