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Smarrirsi in Lessinia


Non capirò mai il turismo di massa.
E' nel periodo invernale che si tocca il culmine dell'assurdo: la gente si accalca in luoghi "standard", in alberghi di second'ordine con vista su lingue di neve artificiale, contribuendo allo sfacelo di un patrimonio mondiale come le Dolomiti, ogni giorno sempre più violentato. Ma tant'è, l'importante è tornare a casa e poter raccontare di essere stato in una di quelle località di cui ci si riempie la bocca, nient'altro che uno dei tanti caroselli di parcheggi e seggiovie a uso e consumo di chi dopo mesi di stress e sederi quadrati ha solo voglia di comodità.
Forse è meglio così, forse non ci sarebbe spazio per tutti in luoghi altrettanto belli, che però pochi conoscono e ancora meno frequentano.
La Lessinia... eccone uno che aspetta solo di essere esplorato! Pochi chilometri a nord dalla caotica Verona per tuffarsi in un ambiente unico, che profuma di storia, tradizioni e leggende, con una densità di musei sorprendente e dove in pochi chilometri si passa dalle testimonianze di un mare antichissimo a siti preistorici scolpiti nella roccia, a sua volta modellata dai ghiacciai quaternari in forme inusitate. Arcate naturali sospese nel vuoto, come il Ponte di Veja, e pareti ripidissime da cui estrarre fossili incantevoli come i pesci-angelo del giacimento di Bolca, che "solamente" 50 milioni di anni fa era un arcipelago di isole in stile maldiviano.
Panorami contrastanti, da una parte le incombenti pareti del gruppo del Carega, che si slancia oltre i duemila metri, dall'altra la fertilissima Pianura Padana, apparentemente sconfinata, alla cui estremità meridionale la fantasia potrà scorgere, nelle giornate più limpide, il mare.
Paesini silenziosissimi, arroccati sui versanti di suggestivi "vaj", profonde incisioni nella roccia calcarea che scendono fino alle porte di Verona in cui il tempo sembra essersi fermato e dove per fortuna il famigerato "ufficio turistico" non è ancora arrivato e forse non arriverà mai. Luoghi in cui entri (in bicicletta è meglio!) e non puoi fare altro che tirare dritto, chiedendoti se lì ci vivono solo i fantasmi, contando sulla poca acqua rimasta nella borraccia, lontano dagli strepiti dei clacson, dal vociare del turismo di massa, da orrende rotonde smista-traffico e piadinoteche alla Nutella.
Un percorso di natura impareggiabile, che in taluni punti sembra dimenticato da tutti, ora aspro, ora accogliente, in cui non sai mai cosa ti aspetta dietro la prossima curva: una pietraia in cui ogni sasso può celare un fossile, una dolina perfettamente circolare, un prato fiorito che si arrampica sul versante della montagna, un minuscolo borgo dal nome complicato da lasciarsi alle spalle, con la ferma intenzione di tornarci con più calma, prima o poi.
Un posto per intenditori, con poche seggiovie, bidonvie, cabinovie, itinerari a uso e consumo del turismo troppo comodo, stronzate che standardizzano e annullano il gusto di qualunque avventura.
Un luogo popolato da gente semplice, poco avvezza all'ipocrisia di chi vede nel forestiero solo un portafoglio a cui attingere e che decanta la bellezza di montagne che finge di amare, ma che cementifica ogni giorno di più.
In Lessinia quasi ogni comune ha il proprio museo, e fa tenerezza il modo in cui ognuno di essi espone con orgoglio il proprio "mostro", di solito placidi rettili dai nomi astrusi vissuti decine di milioni di anni fa, di cui il custode sa raccontarti vita, morte e miracoli, forse perché quel giorno non capiterà nessun altro e in qualche modo bisogna pur guadagnarlo lo stipendio!
La Lessinia, un posto per smarrirsi, magari nella suggestiva Valle delle Sfingi, vicino a Camposilvano, dove in migliaia di anni l'erosione ha modellato giganteschi funghi di pietra, un luogo dove la fantasia può correre sfrenata durante squallide e interminabili giornate d'ufficio... Per arrivarci non ci sono gigantesche indicazioni, né monumentali pro-loco, e sarà difficile soggiornare in alberghi ultrastellati.
Proprio per questo auguro ai veri amanti della natura una BUONA AVVENTURA!
Sfingi in Lessinia
Sfingi visibili lungo la strada che collega Erbezzo al Bivio del Pidocchio
Marco Bonatti

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