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Lettera mai scritta

L'ennesimo fine settimana di sangue sulle strade con morti, feriti e invalidi sparsi un po' in tutta Italia. Tra bambini uccisi dagli ubriachi, ragazzi del sabato sera schiantati a 150 all'ora e ciclisti lasciati a morire a bordo strada non si sa più a quale santo votarsi. Mi verrebbe da dire: tutto questo grazie a gente alla quale è concesso guidare qualunque mezzo motorizzato nonostante l'immaturità o la stupidità, l'ubriachezza o la tossicodipendenza, la prepotenza o la scarsa conoscenza del codice della strada.
O forse no... perché leggendo la rubrica delle lettere sul giornale della mia città ho avuto l'illuminazione: è tutta colpa dei ciclisti!
Siamo alle solite.
Ce ne sarebbe per un'altra lettera al giornale, la solita, inutile lettera che nulla cambia nel modo di ragionare di certe persone che sembrano avere in testa solo gas di scarico.
Una lettera il cui testo dovrebbe essere "ammorbidito", limato, per evitare che suoni offensiva verso questo o quell'altro e che si trasformerebbe nel solito, insipido scritto buono solo per fare bella mostra di sé.
Mi trovo a scrivere questo pezzo nel pieno di una delle solite campagne contro il ciclista, che invadono la rubrica delle lettere del giornale della mia città. A causa degli incidenti stradali si muore come mosche, eppure in questa rubrica, a scadenze quasi fisse, qualcuno si impegna a montare un assurdo livore verso le due ruote, un "dagli al ciclista" senza vergogna.
Gli appassionati del pedale vengono descritti come gentaglia dedita al disprezzo delle regole ed additati a vero spauracchio dell'intera Bolzano. Chi si permette di prendere le loro difese passa per complice di chissà quali delinquenti.
Si dimentica o si finge di dimenticare che una buona parte dei ciclisti sono ragazzotti, che sentono strette le regole della società per loro natura e non perché ciclisti, oppure anziani, che sono sbadati per natura e non perché ciclisti, o persone senza patente, che creano situazioni di rischio sulle strade perché ignorano il codice e non perché ciclisti. O semplicemente stupidi, che stupidi sono anche quando vanno a piedi, in moto o in auto.
Sarebbe una lettera inutile, come detto. Questa volta preferisco dire ciò che voglio e come voglio sul mio sito...

Perché devo leggere vecchie zitelle frustrate (lo dico perché conosco colei che ha dato il via all'ultima campagna anti-ciclista) descrivere allucinanti avventure sui marciapiedi infestati dalle due ruote e scene di terrore ad ogni angolo? E' evidente che sfoghi del genere gettino nel ridicolo chi li esterna; ma questo purtroppo solo agli occhi di chi ha qualche grammo di cervello pensante. Altrimenti queste lettere vanno a supporto di un astio strisciante che giunge a esternazioni del tipo "vi dovrebbero tirare sotto tutti" (espressione sentita più volte, purtroppo).
Il discorso è sempre quello: facile essere forte con i deboli e deboli con i forti, e non guardare più in là del proprio naso.
Più difficile invece sarebbe combattere la radice del male, che è prima di tutto la MALEDUCAZIONE, diffusa in modo omogeneo in TUTTE le categorie.
Tanto per fare un esempio: quanti maleducati si vedono camminare o correre sulla ciclabile, anche se a pochi metri di distanza c'è un'ampia passeggiata a disposizione? Andassero in mezzo alla strada a fare la stessa cosa, vorrei vedere quanti ne sopravvivrebbero!
Io che sono pedalatore imperterrito da decenni e ho subito nel tempo prepotenze di ogni genere, dal camionista potenziale omicida che ti stringe volontariamente contro il guard-rail perché gli hai rallentato il passo alla signorina che "brucia" lo STOP e poi vuole ancora aver ragione (!), posso dirlo con cognizione di causa: una buona metà degli automobilisti e dei motociclisti rappresenta sulla strada un pericolo per sé e per gli altri. Non conosce o non rispetta le più elementari norme di sicurezza. Agli incroci se possibile accelera, piuttosto che concedere le precedenze e perdere qualche secondo. Oppure ha appena finito di vedere il Gran Premio o si è scolato qualche bottiglia di birra, o tutte e due insieme, e in qualche modo il gasamento lo deve sfogare.
Mantenere lo status quo, ovvia constatazione, fa comodo a tanti; imporre regole ferree e sanzioni esemplari penalizzerebbe la vasta fauna del volante, pigroni ed esaltati, prepotenti e alcolizzati.
Meglio trovare un facile capro espiatorio nelle bici e voltarsi dall'altra parte di fronte a scene che, prima o poi, capita a tutti di vedere lungo le strade e nei telegiornali: lutti, famiglie distrutte, vite condannate alla sedia o rotelle o, peggio, a un'esistenza da vegetale.
Salvo poi piangere quando la vittima si è noi stessi o un nostro famigliare. In quel caso tutti pronti a maledire il Dio Motore.
Troppo tardi, purtroppo, sempre troppo tardi!
Maledizione a voi, che avete fatto dell'automobile un oggetto di culto ed uno strumento di sopraffazione e che quando ci posate il sedere flaccido pensate di avere tutti i diritti del mondo!

Marco Bonatti

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