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Una "nuova" presenza: l'anticiclone subtropicale.


L'idea di questo pezzo è nata rileggendo il mio libro "il clima di Bolzano", terminato di scrivere nel 1999. Ad un certo punto, infatti, mi sono imbattuto in un passaggio che mi ha fatto riflettere: sulla base delle osservazioni effettuate nel periodo che va dai primi anni 80 fino alla metà del decennio successivo citavo, tra le principali figure bariche presenti sull'area mediterranea, l'anticiclone delle Azzorre, quello russo-siberiano e la depressione semipermanente d'Islanda. Tre grandi centri d'azione conosciuti anche dal grande pubblico, che da sempre con il loro alternarsi determinano il tempo alle nostre latitudini e decidono le sorti dei nostri week-end e delle nostre vacanze, estive o invernali che siano.
Alla luce delle esperienze maturate negli anni successivi, però, tutto ciò non può che lasciare perplessi. È corretto, infatti, il riferimento a questi tre "giganti pressori", ma è sorprendente il fatto che non venga considerata degna di nota un'altra presenza che ultimamente ha fatto parlare molto di sè: si tratta di un vero e proprio spauracchio meteorologico materializzatosi in questo ultimo decennio e che è stato in grado di causare non solo disagi, ma anche siccità, crisi in alcuni settori economici e, purtroppo, la morte tra le persone più deboli.
È l'anticiclone subtropicale, un'area di alta pressione che ha le sue radici nella fascia subtropicale africana (la latitudine del deserto del Sahara, per dare un riferimento geografico) e che ultimamente ha spesso e volentieri esteso la sua presenza a latitudini inusuali, quelle dell'Europa centro occidentale.
Intendiamoci: l'anticiclone subtropicale è sempre esistito... ma è indubbio che in questi ultimi anni si sia fatto molto più notare sia per la maggior ingerenza in area mediterranea (che non è la sua sede consueta) sia per un affinamento degli strumenti di osservazione. Sua caratteristica principale è quella di causare forti ondate di calore (generalmente torrido, ovvero con modesti tassi di umidità) alle quali la popolazione e le colture europee non sono preparate. Come non ricordare la terribile estate 2003, durante la quale sono stati polverizzati gran parte dei record di caldo e siccità in larga parte d' Europa? Impossibile, inoltre, dimenticare il mitissimo inverno 2006/2007, che ha visto temperature elevate e scarse precipitazioni su buona parte del Vecchio Continente.
Entrambi i fenomeni, che hanno un tempo di ritorno di decenni se non addirittura secoli, sono stati determinati proprio da questa figura barica che fino ad un decennio fa era talmente poco importante da essere ritenuta, nel mio libro, trascurabile per la scena climatologica europea.
Non può trattarsi di un semplice errore di valutazione o di una banale dimenticanza: le mie osservazioni hanno sempre cercato e trovato il conforto di testi ed autori ben più qualificati. L'affermazione è semplicemente figlia di quei tempi, vicinissimi a noi eppure già lontani dal punto di vista climatologico.
Il clima, dunque, cambia, ma fin qui non c'è nulla di nuovo. Di certo sorprende che tutto sia avvenuto non nel corso di secoli o almeno di qualche decennio, ma di alcuni anni.
Quali sono le cause di un tale cambiamento? Effetto serra, normali oscillazioni naturali o pura e semplice casualità nel ripetersi di condizioni fuori dall'ordinario? O, forse, solamente la nostra cocciutaggine nell'assumere come riferimento assoluto dal punto di vista climatologico il periodo che va dal dopoguerra alla fine degli anni 80?
Difficile dare una risposta.
Ciò che rimane sono un'estate 2003 bollente, con forti disagi per la popolazione e l'economia, ed un inverno 2006/2007 inesistente, con poca neve e straordinarie fioriture fuori stagione, anche sulle Alpi; a questi due fenomeni tanto eclatanti si aggiungano comunque, prima e dopo, una serie di periodi duranti i quali l'anticiclone africano ha spadroneggiato ben oltre i confini del Mediterraneo.
Nessuno può prevedere con precisione l'eventuale ripetersi di queste configurazioni; ma, per ora, l'anticiclone subtropicale sembra avere tutta l'intenzione di entrare a far parte della storia climatologica europea del ventunesimo secolo.
Immagine riportante le temperature a circa 1500 metri il 13/8/2003. Un vero e proprio "muro" bollente si erge su gran parte dell'Europa centro occidentale. Fonte: wetterzentrale.de
Marco Bonatti