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Il singolare sbocco dell'Adige nella pianura padano-veneta


In un precedente pezzo ho già accennato alla singolare disposizione della dorsale del Monte Pastello (gruppo dei Monti Lessini), ultimo baluardo prealpino prima della pianura veneta in corrispondenza del tratto terminale della Valle dell'Adige. Tale dorsale, per movimenti tettonici piuttosto recenti (su scala geologica, s'intende), è disposta trasversalmente rispetto alla direzione della valle e viene così a costituire un poderoso sbarramento naturale. In effetti il fiume Adige è costretto, dopo un paio di strette anse, al passaggio in uno spettacolare canyon che inizia a sud del paese di Ceraino.
C'è da chiedersi il motivo di questa singolare "giovinezza" dell'ultimo tratto vallivo; in altre parole, perché tutto il resto del percorso, dal Lago di Resia fino allo sbocco in pianura, è ben definito e presenta la classica configurazione alluvionale (profilo a U), mentre in questo luogo si notano morfologia tipiche di una valle "giovane"?
La risposta è molteplice: come detto, i movimenti tettonici che hanno portato alla rotazione da SE verso NW della catena del Pastello sono piuttosto recenti (fase eoalpina, ultimi milioni di anni); il Rosso Ammonitico che affiora in questa zona, inoltre, offre una notevole resistenza all'erosione, sia essa dovuta all'attività glaciale o fluviale. Non per ultimo va considerato il fatto che il fiume Adige, in epoca preglaciale, seguiva in molti tratti un percorso diverso da quello attuale: nell'interglaciale Donau-Günz esso varcava ancora la sella di Terlago all'altezza di Trento, per poi scorrere nella Valle dei Laghi e gettarsi nel Garda. Dopo il Günz il fiume venne a defluire nel Benaco più a sud, seguendo la direttrice Rovereto-Mori-Loppio.
Percorrendo il budello aperto dalle spinte glaciali successive, l'Adige allungò poi il suo percorso nella Val Lagarina giungendo a sfociare nel golfo del paese di Garda solo dopo aver varcato la sella di Affi. Fu solo nel periodo tra le due ultime glaciazioni, quella rissiana e quella würmiana, che iniziò l'incisione del canyon nella dorsale del Monte Pastello, smantellata nel frattempo dai continui passaggi glaciali, incisione che fu portata a compimento solo alla fine del Würm.
In definitiva possiamo concludere che fino a poche decine di migliaia di anni fa la Chiusa di Ceraino era interdetta non solo al passaggio fluviale, ma anche a buona parte di quello glaciale. Il reticolo idrografico locale di quel tempo, che consisteva in una serie di piccoli corsi d'acqua alimentati dalla catena del Baldo e da quella dei Lessini, non era infatti in grado di varcare la dorsale del Pastello e alimentava un grande lago il cui emissario varcava la sella di Affi-Volargne e proseguiva verso sud; abbiamo così trovato la spiegazione alla giovinezza, dal punto di morfologico, dell'ultimissimo tratto della Valle dell'Adige.

Per approfondimenti:
Giuseppe Corrà: Le glaciazioni pleistoceniche nel Baldo, nei Lessini e nei rilievi circostanti (Azimut Edizioni, 2000)

Marco Bonatti