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Il carteggio Mussolini Churchill, uno dei misteri del Novecento


Nei giorni precedenti a questo pezzo la mia attenzione è stata puntata su un intrigante mistero della storia del ventesimo secolo: il presunto rapporto epistolare che intercorse tra Mussolini e Churchill prima dell'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale.
Navigando su internet si trova inevitabilmente un po' di tutto, ma sembrano certi una serie di contatti tra il primo ministro inglese ed il dittatore fascista.
E' accertato infatti che Churchill nutrisse almeno inizialmente una certa considerazione per il duce (nel 1926 lo descrisse come "il più grande legislatore vivente"), cosa che non valeva per la figura di Hitler, definito invece "un criminale comune".
I rapporti tra il duce e Churchill furono agevolati anche dalla presenza a Londra di Dino Grandi, un esponente moderato del movimento fascista. Ovviamente i rapporti tra i due si logorarono nel corso della guerra, ma prima dell'epilogo i contatti presero una piega decisamente interessante, ed in seguito Mussolini tentò di servirsi dei documenti attestanti lo scambio epistolare (il famoso "carteggio") come salvacondotto nel caso fosse caduto prigioniero degli Alleati. Le cose andarono ben più tragicamente, con il duce fucilato nei pressi del Lago di Como.
Si parla di una cartella che Mussolini durante la (presunta) fuga verso la Svizzera teneva sempre sotto la divisa militare, della quale si trovò a dire ai suoi più stretti collaboratori che poteva cambiare i rapporti di forza della guerra, sorprendere il mondo e garantire la salvezza sua e dell'Italia. Questo perché i documenti avrebbero fornito una chiave di lettura depurata dalla retorica dei vincitori.
Una volta di pubblico dominio il carteggio sarebbe risultato compromettente per Churchill, non solo perché dimostrava rapporti epistolari piuttosto stretti con il nemico italiano, ma anche per il tenore delle proposte avanzate dal primo ministro inglese: prima della guerra la promessa all'Italia, in cambio della neutralità, di vari territori (Dalmazia, Dodecaneso, Tunisia, Nizza) che erano di Jugoslavia e Francia, senza un preventivo benestare di queste ultime; poi, a guerra in corso, la proposta di intercedere presso la Germania per un armistizio nel momento in cui le potenze dell'Asse sembravano avere il sopravvento, infine l'idea di una pace separata con l'Inghilterra e gli Stati Uniti per porre un freno all'avanzata bolscevica dell'Unione Sovietica nel cuore dell'Europa. Ce n'era abbastanza per mettere in cattiva luce "Winnie", questo il nomignolo affibbiato a Churchill: si poteva infatti dedurne che l'Italia era entrata in guerra per un gioco politico ispirato dal "ministro con il sigaro".
In un verbale risalente a poco prima della fine della guerra sembra addirittura che Churchill avesse garantito il riconoscimento della RSI come Stato combattente e promesso di assumersi personalmente il compito di tutelare la salvaguardia del capo fascista, nonché quella dei suoi familiari.
Alla luce di tutto ciò potrebbero non apparire campate in aria le supposizioni di chi vuole un coinvolgimento dei servizi segreti britannici nell'eliminazione di Mussolini. Si avanza anche l'ipotesi che i frequenti viaggi di Churchill in Italia nel primo dopoguerra (vedi per esempio quello che iniziò a Gardone e terminò al lago di Carezza, in Alto Adige, nel 1949) non fossero solamente di piacere, come egli dichiarò all'epoca, ma avessero anche lo scopo di rintracciare le tracce del famoso carteggio. Si vocifera infatti che Mussolini dispose di farne delle copie, ma non si capisce se esse furono effettivamente realizzate e in che mano caddero: forse degli Inglesi, se davvero l'esecuzione fu opera loro, forse di De Gasperi, che ne approfittò per ottenere condizioni meno dure nelle conferenza di pace a Parigi del 1946, forse dei comunisti, forse della Corona, o forse distrutte per sempre.
Va detto che una presunta parte dei documenti fu pubblicata nel 1954 sui settimanali "Candido" dello scrittore Giovannino Guareschi e "Oggi", e furono oggetto di famose controversie giudiziarie.
È evidente che in questa vicenda i "se" ed i "forse" sono molti... e i testimoni di quegli eventi, che in più occasioni fornirono versioni discordanti a seconda della militanza di quegli anni, non sono ormai più tra noi. È probabile dunque che la vicenda rimarrà per sempre avvolta nel mistero.
Marco Bonatti

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