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La donazione di Costantino, un falso durato mille anni


Il motivo della manifesta contrarietà della Chiesa alla formazione di uno stato solido e unitario in Italia è chiaro: fino ai primi del '900 il Papa mostrò pretese di carattere territoriale del tutto analoghe a quelle degli altri regnanti europei.
L'ingerenza dei vari pontefici susseguitisi sul trono di Pietro fu uno dei motivi che condannarono gli italiani ad assomigliare a tanti polli (i capponi di manzoniana memoria...) sempre in lotta tra loro senza che nessuno potesse prevalere sull'altro.
L'asso nella manica giocato dalla Chiesa in questo continuo tiro alla fune con re ed imperatori fu per molto tempo la cosiddetta "Donazione di Costantino", un documento apocrifo (in altre parole: falso) risalente al 324, con il quale l'imperatore romano Costantino I concedeva al papa Silvestro I e ai suoi successori il primato sui cinque patriarcati (Roma, Costantinopoli, Alessandria d'Egitto, Antiochia e Gerusalemme) e attribuiva ai pontefici le insegne imperiali e la sovranità temporale su Roma, l'Italia e l'intero Impero Romano d'Occidente.
L'editto confermava inoltre la donazione di proprietà immobiliari estese fino in Oriente e costituiva atto di donazione a Silvestro in persona del palazzo Lateranense. Tutto ciò in segno di ricompensa al papa per aver guarito l'imperatore Costantino dalla lebbra che un drago stava spargendo con il suo fetido alito in tutta Roma.
Amenità a parte, il documento concedeva al Papa la supremazia su ogni altro potere secolare, compreso quello imperiale. E' lui, secondo la Donazione, il vero centro del mondo in grado di togliere ogni potere, scomunicandolo, all'Imperatore stesso.
La donazione di Costantino fu utilizzata dai pontefici in varie occasioni nel corso dei secoli: essa fu per esempio riesumata da papa Leone IX nel 1053, anno dello scisma tra la chiesa d'occidente e quella d'oriente e fu poi introdotta, nel XII secolo, nel Decretum Gratiani, testo che diede vita al diritto canonico.
La Donazione di Costantino fu sempre considerata un documento di tutto rispetto dagli stessi avversari del potere temporale dei pontefici. Papa Alessandro VI fece riferimento alla Donazione per giustificare il suo intervento nella disputa tra Spagna e Portogallo sul dominio del Nuovo Mondo, concretizzatosi nell'emissione della bolla papale "Inter Caetera" nel 1493. La supposta donazione di Costantino includeva infatti le isole della parte occidentale dell'Impero Romano e all'epoca dell'emissione della bolla non era certo ancora noto che i nuovi territori, frutto di recentissime scoperte, si sarebbero rivelati essere un nuovo continente; sicché l'intero oceano Atlantico, con le nuove "isole", era considerato parte dell'antica metà.
Solo nel XVI secolo, sul finire del Medioevo, umanisti e filosofi (famosi gli argomenti esposti da Nicolò Cusano durante il Concilio di Basilea nel 1433 e ripresi da Lorenzo Valla) dimostrarono come la Donazione fosse un falso, sia per il contenuto in neologismo barbarici non usati nel periodo romano che per gli accenni a Costantinopoli, fondata solamente dopo la supposta donazione.
E' indubbio comunque che la resistenza vaticana all'affermarsi di uno stato unitario in Italia proseguì, senza interruzioni, fino alla breccia di Porta Pia, nel 1870, e che i contrasti con il Regno d'Italia terminarono solo con i Patti Lateranensi del 1929.
Marco Bonatti